Sono diverse le molecole in sviluppo per la terapia della fibrosi  polmonare idiopatica, tra queste vi è un anticorpo monoclonale  denominato pamrevlumab, che agisce direttamente sulla fibrosi con un meccanismo d’azione differente rispetto alle terapie  attualmente disponibili.

Il farmaco, che ha come bersaglio il fattore di crescita del tessuto connettivo (CTGF), un mediatore comune delle patologie fibrotiche, ha dimostrato di ridurre la progressione della malattia e di migliorane le manifestazioni cliniche in uno studio di fase II i cui risultati sono stati presentati al congresso ERS di Milano.

Lo studio ha arruolato 103 pazienti con fibrosi polmonare idiopatica, randomizzati a ricevere infusioni endovena da 30 mg/kg  di pamrevlumab o placebo, ogni tre settimane, per un periodo di 48 settimane.

L’età media dei pazienti al basale era pari a 68,3 anni, il 71,9%  dei partecipanti era di sesso maschile e il 64,4% era fumatore.

Il valore predetto di FVC al basale era pari a 70,3%. L’ultimo paziente è stato arruolato a giugno 2017.

Solo il 10% dei pazienti trattati con il farmaco ha mostrato una  riduzione del valore predetto della capacità vitale forzata (FVC,  una misura della funzione polmonare) superiore al 10%, rispetto al 31,4% dei pazienti trattati con placebo.

Dopo 48 settimane di follow up, pamrevlumab ha migliorato  significativamente i valori di FVC. I ricercatori hanno osservato una riduzione del 2,85% nel braccio pamrevlumab contro il 7,17% del braccio placebo. Questi risultati sono in accordo con  i dati di uno studio precedente di fase II in aperto. Il trattamento ha anche migliorato significativamente il declino del volume  FVC (129 ml), rispetto al placebo (308 ml).

Nello studio, pamrevlumab è risultato generalmente ben tollerato, senza particolari rischi associati alla terapia.

Al congresso ERS di Milano sono stati presentati anche i dati di uno studio preclinico in modelli murini di fibrosi polmonare  idiopatica, che supportano il potenziale terapeutico del farmaco. In questo studio, i ricercatori hanno comparato l’efficacia di pamrevlumab rispetto alle terapie già disponibili per il trattamento della patologia, pirfenidone e nintedanib.

I modelli murini trattati con il solo inibitore di CTGF per un periodo di 8 settimane hanno mostrato una ridotta densità polmonare, indice di una ridotta fibrosi, rispetto agli animali trattati con gli altri due farmaci. Inoltre, la combinazione dei due medicinali già disponibili per il trattamento della malattia o dei due  farmaci più l’anticorpo monoclonale sperimentale, non hanno aggiunto benefici clinici significativi rispetto al solo pamrevlumab.

Questi dati supportano quindi la conduzione di trial clinici futuri per valutare l’efficacia del farmaco in monoterapia o come terapia aggiuntiva ai trattamenti già esistenti per la fibrosi polmonare idiopatica.

“È entusiasmante vedere i risultati positivi di questo nuovo farmaco, che ha un meccanismo d’azione diverso rispetto alle terapie oggi disponibili e potrebbe offrire una nuova opzione di trattamento per i pazienti che soffrono di fibrosi polmonare idiopatica”, spiega Luca Richeldi, del Policlinico Gemelli di Roma.

Come agisce pamrevlumab
Pamrevlumab è un anticorpo monoclonale interamente umano,  sviluppato dalla biotech americana FibroGen. Il farmaco agisce  inibendo il fattore di crescita del tessuto connettivo (CTGF), una proteina che stimola la deposizione di tessuto fibrotico, comune nella fibrosi cronica e nelle patologie proliferative caratterizzate  da una cicatrizzazione persistente ed eccessiva che può condurre alla disfunzione dell’organo e alla sua insufficienza.

Elisa Spelta

Bibliografia
PRAISE, a randomized, placebo-controlled, double-blind Phase 2 clinical trial of pamrevlumab (FG-3019) in IPF patients. ERS2017
“Therapeutic pamrevlumab (FG-3019) is more effective than pirfenidone or nintedanib in a  mouse radiation-induced lung fibrosis model. ERS2017