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Sindrome dell'intestino corto, conferme di efficacia per teduglutide
Molti pazienti con insufficienza intestinale associata con la sindrome dell' intestino corto (SBS-IF) possono ottenere l'indipendenza dalla nutrizione parenterale con il trattamento a lungo termine a base di teduglutide. E' quanto mostrato da un'analisi post hoc dei dati di 5 studi clinici pubblicata su Journal of Parenteral and Enteral Nutrition.

  28 dicembre 2016

Molti pazienti con insufficienza intestinale associata con la sindrome dell’ intestino corto (SBS-IF) possono ottenere l'indipendenza dalla nutrizione parenterale con il trattamento a lungo termine a base di teduglutide. E’ quanto mostrato da un’analisi post hoc dei dati di 5 studi clinici pubblicata su Journal of Parenteral and Enteral Nutrition.
La sindrome dell’intestino corto è un’affezione in cui l’intestino non assorbe adeguatamente le sostanze nutritive e i liquidi, solitamente dopo la rimozione chirurgica di una grossa porzione di intestino tenue.

Teduglutide è un analogo ricombinante del peptide 2 simile al glucagone umano (GLP-2), una proteina coinvolta nell’adattamento del rivestimento intestinale. Il farmaco è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da sindrome dell’intestino corto.
Teduglutide è usato dopo che si è verificato “l’adattamento intestinale”, ossia dopo una serie di cambiamenti della funzione intestinale intervenuti per compensare la riduzione delle dimensioni intestinali dopo l’intervento chirurgico.

Il dr. Kishore R. Iyer del Mount Sinai Medical Center, New York, e i suoi colleghi hanno analizzato le caratteristiche cliniche di 16 pazienti (su un totale di 134 pazienti) che avevano ottenuto l'autonomia orale o enterale, dopo una mediana di cinque anni di supporto parenterale e 89 settimane di trattamento teduglutide.
La maggior parte dei pazienti (12/16) avevano ricevuto almeno un anno di terapia con teduglutide prima dell’eliminazione del supporto parenterale. Riduzioni del supporto parenterale si sono verificate tra uno e 827 giorni dopo l'inizio della teduglutide.

Durante questo tempo, la citrullina plasmatica (biomarker della massa della mucosa intestinale) era aumentata in media di 28,3%.
Tutti i pazienti che hanno raggiunto l'indipendenza dal supporto parenterale avevano sperimentato più di un effetto negativo dal trattamento, ma gli unici seri effetti avversi emergenti riportati in più di un paziente sono state le infezioni correlate al catetere (quattro casi).

Tre pazienti hanno sviluppato anticorpi specifici verso la teduglutide, ma non sono stati rilevati anticorpi neutralizzanti il farmaco.
Questi dati confermano che i pazienti con sindrome dell’intestino corto possono raggiungere l’autonomia orale o enterale grazie al trattamento con teduglutide, indipendentemente dalle caratteristiche basali e, nonostante la dipendenza a lungo termine dal sostegno parenterale (PS).

Come hanno sottolineato gli autori dello studio: "l’autonomia orale o enterale in pazienti con SBS può essere subordinata da vari fattori, in particolare durante i periodi di stress metabolico e nei casi in cui il trattamento con teduglutide viene interrotto. Un attento monitoraggio e la gestione personalizzata del paziente potrebbero permettere ai pazienti di ottenere risultati ottimali."

Gli autori hanno anche evidenziato che poichè l'effetto positivo a livello intestinale può essere 'maturato' dopo almeno un anno di terapia, è necessario seguire i pazienti da vicino, a intervalli regolari, e per un periodo di anni.
Per quanto riguarda la fascia pediatrica, gli studi per teduglutide sono in corso, perciò non è ancora raccomandabile la prescrizione di questo farmaco a neonati o bambini.

Iyer KR1 et al. Independence From Parenteral Nutrition and Intravenous Fluid Support During Treatment With Teduglutide Among Patients With Intestinal Failure Associated With Short Bowel Syndrome. JPEN J Parenter Enteral Nutr. 2016 Nov 22. pii: 0148607116680791.

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