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  1. ansa.it

    Il cervello 'ricicla' i neuroni per leggere

    Scoperta utile per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale

    Redazione ANSA 25 gennaio 2021 10:27
    Scoperto nel cervello il meccanismo che ci permette di leggere (fonte: Pixabay) © Ansa

     Il cervello umano non ha ancora avuto il tempo di sviluppare un'area specificamente dedicata alla lettura: per riconoscere lettere e parole riutilizza dei neuroni che si sono anticamente evoluti per rielaborare altri tipi di stimoli visivi. Lo hanno scoperto i ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, grazie a uno studio - pubblicato su Current Biology - che potrà avere risvolti importanti anche per l'intelligenza artificiale.

    "Il linguaggio scritto è stato inventato circa 5.000 anni fa, non c'è stato abbastanza tempo in termini evolutivi per sviluppare un sistema ad hoc", spiegano i ricercatori Yamil Vidal e Davide Crepaldi. "Ciò nonostante, negli adulti una parte della corteccia sembrerebbe essere specializzata nella lettura: quando abbiamo un testo davanti agli occhi, una parte specifica del cervello, il giro fusiforme sinistro, si attiva per eseguire il compito. Questa stessa area è implicata nel riconoscimento visivo degli oggetti, e in particolare delle facce". D'altro canto, "ci sono animali come i babbuini che possono imparare a riconoscere visivamente le parole, e questo indica che dietro questo processo ci sia un sistema di rielaborazione che non è specifico per il linguaggio, ma che è stato riciclato per la lettura quando gli umani si sono alfabetizzati".

    Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni volontari di osservare diversi simboli e immagini: alcuni erano simili a brevi parole formate da triplette di lettere, mentre altri erano oggetti 3D e altri ancora erano immagini astratte. In tutti i casi, i partecipanti hanno imparato a riconoscere i nuovi stimoli visivi riconoscendone caratteristiche basilari (come forma, dimensione e struttura) e perfino alcuni dati statistici (come la frequenza con cui si presentavano e quante volte apparivano insieme). Sarebbe dunque questo sistema di riconoscimento a farci immergerci nella lettura: una scoperta importante non solo per la conoscenza del nostro cervello, ma anche per l'addestramento dell'intelligenza artificiale.


    Fonte: ansa.it
    URL: https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2021/01/25/il-cervello-ricicla-i-neuroni-per-leggere_85a0c803-17fb-430e-a55a-16b7f12decb0.html
     A general-purpose mechanism of visual feature association in visual word identification and beyond https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(20)31837-6

  2. ansa.it

    Covid: Sebastiani (Cnr), compensato rialzo ma serve altro stop

    Sebastiani,azione raffredamento come a Natale.Chiarezza dati sui positivi

    Redazione ANSA ROMA 24 gennaio 2021 20:33

     © ANSA

    (ANSA) - ROMA, 24 GEN - "Siamo riusciti a compensare un rialzo significativo" di contagi da Covid-19 in Italia, l'Rt è sotto 1, ma i dati di questi giorni mostrano "che siamo in frenata". Questa l'analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'Mauro Picone' del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) secondo il quale va fatta anche un'operazione "verità" sui calcoli dei positivi ai tamponi molecolari e rapidi antigenici. Sono solo 10, infatti, ad oggi, sottolinea Sebastiani, le Regioni e Province Autonome che di fatto riportano i valori dei positivi separatamente per i due tipi di test. "È auspicabile che tutte trasmettano i dati in questo modo. Questo rende impossibile al momento il confronto tra tutte le singole regioni-province autonome perchè hanno valori molto diversi della percentuale dei test molecolari da cui dipende il valore della percentuale cumulata fornita dai media".

        Guardando lo scenario attuale, secondo l'esperto, "sarebbe necessario a breve prevedere un altro periodo di 10-14 giorni di 'freddata rossa' per abbassare l'incidenza. Un'azione simile - spiega il matematico - a quella messa in campo per il periodo delle vacanze di Natale, questo almeno in alcune regioni".
        "Occorre ovviamente fare i conti con una serie di fattori che riguardano la società intera ma bisogna capire che lo 'stop and go' che di fatto siamo costretti a fare, come anche altri Stati, avviene in ritardo mentre farlo prima costa meno alla fine, anche in termini economici. Dobbiamo evitare di arrivare di nuovo a far riprendere la velocità di contagi considerando anche che con i ritardi della campagna vaccinale l'azione di protezione delle categorie più fragili è molto rallentatata".
        Non dimentichiamo che da trenta giorni l'incidenza dei decessi oscilla attorno a un valor medio di 475 decessi al giorno.
        Un'azione adesso "significa anche consentire di riavvicinarci al controllo con il tracciamento". In particolare, analizzando la curva media della percentuale dei positivi sui test molecolari per le dieci Regioni-Province autonome che riportano i valori dei positivi separatamente per i due tipi di test, Bolzano, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Trento, spiega Sebastiani "notiamo da tre-cinque giorni segni iniziali di frenata della discesa dal picco di dicembre-gennaio. Lo stesso succede per la maggiore parte delle loro curve analizzate separatamente, come ad esempio per la regione che ha un sesto circa della popolazione italiana, la Lombardia". "Ciò potrebbe essere dovuto ai primi effetti del rilascio delle misure di contenimento di Natale-Epifania avvenuto il 7 gennaio, attesi dopo 10-14 giorni. Per quasi tutte queste regioni non ci sono altre cause evidenti, come ad esempio la didattica in presenza per le scuole superiori, iniziata tra queste solo in Toscana e Trento", afferma ancora l'esperto del Cnr.
        Il valore medio dal 15 al 22 gennaio della percentuale dei positivi sui tamponi analizzati tramite test antigenici rapidi, relativo alle dieci regioni-province autonome che riportano i valori dei positivi separatamente per i due tipi di test, è uguale a circa 1.7%. Invece, quello per i molecolari è 7.7% e quello per entrambi i tipi assieme, diffuso dai media, è 5.5%.
        Quest'ultimo valore si può esprimere come media pesata dei primi due, con pesi pari alle percentuali di test rapidi e molecolari sul totale, rispettivamente pari a 37% e 63%. Se il valore della percentuale dei test molecolari fosse più alto o più basso di quello attuale, ci sposteremmo verso il valore di 7.7% o 1.7% rispettivamente. "È quindi opportuno - conclude Sebastiani - considerare la percentuale dei positivi sui solo test molecolari, che permette anche di proseguire, senza soluzione di continuità, il monitoraggio nel tempo della diffusione dell'epidemia".


      RT EFFICACE SE RECENTE E NON DA SOLO

    L'indice di contagio Rt "è un parametro rilevante per monitorare la diffusione dell'epidemia". "Ci sono diversi metodi per stimarlo che differiscono per semplicità e accuratezza e quello utilizzato dall'Istituto superiore di sanità è tra i più accreditati e non è al momento influenzato da altro se non dai dati". Va compreso però se ha un ruolo preponderante "rispetto all'assegnazione dei colori alle Regioni". Così Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'Mauro Picone' del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) facendo il punto su questo indice di trasmissione anche dopo la vicenda della Lombardia. Sebastiani ritiene però che "alcuni dati debbano essere resi pubblici". "Ho implementato il metodo utilizzato dall'Iss - spiega Sebastiani - ottenendo stime molto accurate su dati simulati, ma non posso applicarlo per la stima dell'Rt delle diverse regioni-province autonome perchè i dati sperimentali non sono pubblici, come sarebbe invece auspicabile. Viene infatti usato il numero di pazienti COVID-19 che sviluppano i primi sintomi in ciascun giorno del periodo considerato, sequenza che viene trasmessa da ciascuna regione-provincia autonoma all'Istituto Superiore di Sanità, che non la rende pubblica". Inoltre, aggiunge Sebastiani "penso che il monitoraggio dovrebbe descrivere una situazione più recente, mentre ad esempio il monitoraggio del 22 gennaio per il periodo 11-17 gennaio, contiene i valori dell'Rt relativi al 6 gennaio. In relazione a questo, un metodo da me sviluppato molto facile da implementare e di semplice interpretazione, considera le differenze percentuali settimanali della percentuale dei positivi sui casi testati. Il metodo è comunque generale e l'ho applicato con successo anche per determinare il trend recente delle curve dell'incidenza dei decessi e del numero giornaliero di ricoverati in terapia intensiva, nei reparti ordinari". Una delle motivazioni principali per utilizzare numerosi indicatori è proprio quella di minimizzare l'influenza dell'imprecisione o degli errori di ciascuno di essi. "Rimango dunque sorpreso del fatto che sembrerebbe che il cambiamento del solo valore di Rt per la regione Lombardia, immagino per un cambiamento dei dati di incidenza dei sintomi, abbia fatto diventare la regione da rossa ad arancione. Sarebbe quindi auspicabile che l'Istituto Superiore di Sanità rendesse pubblici tutti i dettagli dell'algoritmo, come ad esempio le soglie o i livelli di significatività per i trend di aumento degli indicatori, la combinazione del superamento delle soglie dei parametri di criticità ospedaliera, il superamento del valore 1 per l'intero intervallo di confidenza dell'Rt, etc. In questo modo le regioni-province autonome potrebbero effettuare opportune analisi e determinare gli indicatori che più hanno influito sull'assegnazione del proprio colore ed attuare misure mirate". 

     


    Fonte: ansa.it
    URL: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2021/01/24/covidsebastianicnrcompensato-rialzo-ma-serve-altro-stop_6ca89ce7-ce1b-4965-a5d8-df074e193133.html

  3. cnr.it COMUNICATO STAMPA

    22/01/2021

    Lo studio su questi Organoidi embrionali si spera possa ridurre e in parte sostituire la sperimentazione animale. Un team di ricercatori del Cnr-Igb di Napoli ha utilizzato queste strutture multicellulari tridimensionali per studiare in vitro il potenziale di sviluppo di diversi tipi di cellule staminali. La scoperta è pubblicata su Stem Cell ReportsGastruloid Development Competence Discriminates Different States of Pluripotency

    Un team di ricercatori Istituto di genetica e biofisica "Adriano Buzzati Traverso" del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb) ha utilizzato strutture multicellulari, tridimensionali (organoidi) per studiare “in vitro” il potenziale di sviluppo di diversi tipi di cellule staminali. Con questa scoperta, pubblicata su Stem Cell Reports, rivista ufficiale della International Society for Stem Cell Research (ISSCR) pubblicata da Cell Press, il team napoletano si posiziona tra i primi in Italia nell’utilizzo di Gastruloidi, organoidi embrionali in grado di mimare le fasi più precoci dello sviluppo embrionale.

    “Alcune fra le domande più affascinanti della biologia sono fondamentali per capire i meccanismi alla base delle malattie e aiutare a sviluppare strategie preventive e terapeutiche”, spiega Gabriella Minchiotti del Cnr-Igb, che con Eduardo J. Patriarca ha coordinato il team di ricercatori in collaborazione con Alfonso Martinez-Arias della Cambridge University, UK. “Come si sviluppa un embrione molto complesso a partire da un iniziale aggregato di cellule molto simili tra loro? Perché in alcuni casi lo sviluppo embrionale si interrompe o si altera portando a condizioni patologiche? Quali farmaci, condizioni nutrizionali/metaboliche, interferiscono con il corretto sviluppo di un embrione?”.

    Oggi i ricercatori hanno a disposizione un nuovo strumento che apre prospettive inedite per la ricerca biomedica. “I gastruloidi sono organoidi embrionali e costituiscono un eccellente sistema modello, sia per studiare lo sviluppo di tessuti in condizioni normali o patologiche, sia per identificare geni, nutrienti (aminoacidi, lipidi, zuccheri), e condizioni fisicochimiche (temperatura, pressione di ossigeno, ecc.) che garantiscono un corretto sviluppo embrionale”, prosegue la ricercatrice. “Il nostro team ha dimostrato che non tutte le cellule staminali embrionali di topo sono in grado di formare gastruloidi e che la loro competenza dipende dallo stato di pluripotenza. Mentre le cellule staminali più immature (naïve) sono in grado di generarne, quelle in uno stadio più avanzato (primed) formano aggregati cellulari che non riescono a svilupparsi correttamente”.

    Gli studi sui gastruloidi sono solo all’inizio e affiancano i tradizionali studi “in vivo”. L’aspettativa è quindi che, sul lungo termine, gli organoidi possano ridurre e in parte sostituire la sperimentazione animale. “Definire funzionalmente una cellula staminale richiede, ad oggi, l’utilizzo di modelli animali, i nostri studi suggeriscono che l’efficienza di formazione di un gastruloide, è un valido modello “in vitro” per definire lo stato di pluripotenza di una cellula staminale, conclude Minchiotti. “Inoltre, la particolare configurazione e l’efficienza del metodo messo a punto dai ricercatori per generare gastruloidi, fa di questa metodologia una piattaforma ottimale per screening genetici e farmacologici sia per studi di ricerca di base che applicata”.

    Roma, 22 gennaio 2021

    La scheda

    Chi: Istituto di genetica e biofisica "Adriano Buzzati Traverso" del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb)

    Che cosa: Gastruloid development competence discriminates different states of pluripotency, https://www.cell.com/stem-cell-reports/fulltext/S2213-6711(20)30508-7


    Fonte: cnr.it
    URL: https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/9952/gastruloidi-una-nuova-frontiera-per-la-ricerca
    Gastruloid development competence discriminates different states of pluripotencyhttps://www.cell.com/stem-cell-reports/fulltext/S2213-6711(20)30508-7

  4. ansa.it

    Covid, gli effetti sul cervello, 300 studi mettono in allarme

    Il neurochirurgo Maira, "dalla perdita di memoria agli ictus e in rari casi attacchi epilettici"

    Redazione ANSA ROMA 22 gennaio 2021 10:38 
    Covid e cervello, 300 studi mettono in allarme © Ansa

       Il cervello può essere bersaglio della malattia Covid-19. A dimostrarlo sono circa 300 studi scientifici che riportano sintomi neurologici collegati all'infezione da Sars Cov-2, che vanno dalla cefalea e la mancanza di olfatto a perdite di memoria fino a ictus, micro ischemie e in rari casi attacchi epilettici. A fare il punto è Giulio Maira, neurochirurgo di fama mondiale e già ordinario di Neurochirurgia all'Università Cattolica, che mette in guardia i colleghi: "E' importante non sottovalutare questo aspetto".

        Il Covid-19 è una patologia primariamente respiratoria ma aggredisce anche altri organi, tra cui il sistema nervoso. "Le pubblicazioni su questo sono sempre più frequenti e fino ad oggi se ne contano su Pubmed già 302. Tra i primi a dimostrarlo un team di medici giapponesi che avevano individuato edemi nel cervello di pazienti gravi, per via dell'infiammazione seguita ala risposta immunitaria al Sars-Cov-2", precisa Alessandra Serraino, neurochirurga del team del professor Maira.
        D'altronde, che il Covid-19 abbia un impatto neurologico era immaginabile anche solo guardando gli studi su altri coronavirus. La Sars, ad esempio, riporta un articolo pubblicato su Nature online, ha mostrato di essere in grado di attaccare il cervello nello 0,04% dei casi e la Mers nello 0,2%. Percentuali apparentemente basse ma che, considerando l'elevatissimo numero di contagi da Sars-Cov-2, sarebbero molto rilevanti. E i dati, a tal proposito, si stanno moltiplicando.
        Le evidenze scientifiche, precisa Maira, "mostrano che il Covid ha un effetto significativo sul sistema nervoso: a partire da uno dei sintomi più comuni, la perdita dell'olfatto che interessa circa l'80% dei pazienti ed è collegata a un'infiammazione del nervo olfattivo. Molto frequente è anche il mal di testa, riportato da circa il 15%, ma anche i disturbi della memoria interessano una quota non irrilevante di pazienti e permangono per un certo lasso di tempo anche dopo la negativizzazione al tampone". Fino ad arrivare agli effetti più gravi, come i disturbi cerebrovascolari e gli ictus ischemici "che interessano il 2,8% dei pazienti dei ricoverati in terapia intensiva, e sono dovuti a una eccessiva infiammazione e conseguente ipercoagulazione del sangue indotta dall'infiammazione. In altri casi invece possono verificarsi emorragie cerebrali secondarie all'infezione e collegate all'aumento dell'ipertensione, causata da una disfunzione dei recettori ace2. E ancora, vi sono casi, anche se meno frequenti, di disturbi del sistema nervoso periferico causati da una demielinizzazione dei neuroni, simile a quella che si verifica con la sclerosi multipla". In letteratura sono citate persino "forme di epilessia in persone che non ne avevano mai sofferto e perdita della memoria collegata a microischemie nella zona dell'ippocampo". In Inghilterra, uno studio su 125 persone con Covid e sintomi neurologici, ha evidenziato anche casi di stato di confusione e una decina di casi psicosi, soprattutto in persone già psicologicamente fragili. Il problema principale è individuare il meccanismo d'azione di questo attacco. "Una delle ipotesi consistenti - prosegue l'esperto - è che i sintomi neurologici siano una risposta secondaria, non dovuta all'ingresso del virus nel cervello, ma alle conseguenze dello stato infiammatorio causato dall'infezione". Questi sintomi non sappiamo quanto durino, "ma sono stati descritti anche a distanza di tempo dalla scomparsa del virus dall'organismo. Una risonanza magnetica cerebrale - conclude Maira - permette di capire la situazione e i farmaci da assumere. L'invito ai medici è a porre molta attenzione a questi sintomi". 


    Fonte:
    URL: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2021/01/20/gli-effetti-del-covid-sul-cervello-300-studi-mettono-in-allarme_c94532c5-551f-4457-9c63-0fc1a71edb14.html

  5. ansa.it

    Famiglie Sma, terapia genica anche a bimbi con più di 6 mesi

    Appello a Aifa per estendere criteri. Finora solo per 3 pazienti

    Redazione ANSA ROMA 21 gennaio 2021 18:26
     © ANSA

    (ANSA) - ROMA, 21 GEN - Ampliare i criteri per l'accesso alla terapia genica per l'atrofia muscolare spinale (Sma), ad oggi negata ai bimbi che hanno più di 6 mesi di vita. A chiederlo, rivolgendo un appello all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è l'associazione dei pazienti Famiglie Sma. La terapia, conosciuta con il nome di Zolgensma è al momento accessibile in Italia per i bambini con Sma 1 (la forma più grave della malattia) fino a 6 mesi e ad oggi sono solo tre i bambini che hanno potuto riceverla, e tra questi la piccola Sofia. L'associazione chiede all'agenzia regolatoria di estenderne l'accesso per evitare discriminazioni.

        "A differenza delle due terapie esistenti per la Sma, Zolgensma interviene direttamente sul difetto genetico con un'unica somministrazione - ricorda l'associazione - quindi è effettuata una sola volta nella vita. In base agli studi clinici a disposizione, un trattamento precoce consente di ottenere nei bambini tappe di sviluppo motorie che si avvicinano a quelle dei coetanei sani, come il controllo della testa e la capacità di sedersi senza supporto, senza il bisogno di ricorrere a ventilatori".
        Negli Usa e Germania la terapia ha ottenuto il via libera per bambini con peso fino a 21 chili. In Francia, Portogallo e Grecia sono stati approvati programmi di accesso anticipato sempre fino ai 21 chili. In Italia, l'Aifa, in attesa di autorizzarne l'uso, dal 17 novembre 2020 approvato un accesso anticipato, a totale carico del Servizio sanitario nazionale, per i pazienti fino ai 6 mesi. Pur ribadendo che Zolgensma non è una cura e che esistono altre due terapie efficaci, Famiglie Sma chiede ad Aifa di estendere i criteri di inclusione in linea con gli altri paesi in Europa. "Il nostro impegno è da sempre quello di garantire a ognuno le stesse opportunità. Non possiamo ignorare che oggi un bambino con una diagnosi non tempestiva, oltre i 6 mesi, sarebbe ingiustamente escluso da un'importante opportunità", afferma Anita Pallara, presidente di Famiglie Sma.
        (ANSA).


    Fonte: ansa.it
    URL: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2021/01/21/famiglie-sma-terapia-genica-anche-a-bimbi-con-piu-di-6-mesi_702cb9da-4395-4a0f-942e-e7d14d0f9323.html